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Com’è il rugby a Worcester? Intervista a Lindsay Clayton

Facciamo qualche chiacchiera con Lindsay Clayton, supporter dei Worcester Warriors praticamente dalla nascita, per cercare di capire come viene visto il rugby oltre Manica.

GC: Qual è il primo ricordo collegato al rugby, del tuo passato, che rimane fissato nella tua mente?

LC: Ricordo che stavo seduta con mio padre e mia madre, mentre guardavamo l’allora Cinque Nazioni, e non mi era permesso di parlare, se non per tifare Inghilterra o fare domande sulla partita. Avevo più o meno 10 anni!

 

GC: I Warriors e Worcester: che tipo di legame c’è? La città come “vive” il rugby? In che modo la comunità e gli enti locali sostengono lo sviluppo del rugby?

LC: Worcester in realtà non si può considerare una vera “città ovale”. Il rugby di alto livello è arrivato tardi da queste parti. Non sono sicura che le autorità locali supportino attivamente il rugby, è la società sportiva che si apre alla comunità, si presenta nelle scuole, anche perché molte scuole statali non prevedono il rugby all’interno delle loro attività sportive.

 

GC: Pensi che sia possibile per qualcuno essere allo stesso tempo un appassionato di rugby e un astemio?

LC: Onestamente? Sì, è possibile. Io ci ho provato per quasi un intero campionato a non bere. Il rugby è uno sport davvero “sociale”, sia per chi lo gioca che per chi lo segue in tribuna. Molto spesso, anche da parte delle società, si associa questa socialità con il condividere un pasto o una bevuta con compagni o amici, perciò alcool e rugby vanno un po’ a braccetto, ma non è del tutto necessario che sia sempre così.

 

GC: Cosa apprezzi di più delle trasferte alle quali partecipi?

LC: Le trasferte in Inghilterra sono di fatto occasioni per incontrare amici, viaggiare e fare sì che i ragazzi in campo sappiano che siamo con loro, ma anche farsi qualche bella chiacchierata con i supporters delle altre squadre. Le trasferte in Europa hanno qualcosa in più: sono l’occasione per conoscere come è il rugby in altri paesi, e commettere errori linguistici imbarazzanti mentre si condivide con gli altri la passione per il rugby!

 

GC: Parliamo di Eddie Jones. Che ne pensi del suo nuovo lavoro?

LC: Mah, non ne sono molto convinta. La speranza è sempre che la nazionale abbia un allenatore inglese, comunque lui ha una grandissima reputazione. Le sue scelte riguardanti lo staff stanno causando vari problemi, però, perché sta richiamando nel suo staff tecnici ed esperti che hanno già contratti in essere con molti club inglesi, i quali non sono certo felicissimi di vedere “saccheggiato” il loro team di allenatori. Bristol ha, per esempio, rifiutato di liberare Steve Borthwick dal suo lungo (e appena firmato) contratto, per farlo andare a lavorare da Eddie Jones.

 

GC: Qualche tempo fa sei stata in Italia. Hai qualche consiglio per i supporters italiani?

LC: Consiglio di non cambiare mai! Il loro supporto è così appassionato e amichevole. Ho adorato la mia visita a Padova e anche la partita di ritorno, quando alcune Ombre Nere sono arrivate a Worcester. Anche i supporter dell’Italia che ho conosciuto a Twickenham erano fantastici e la gioia con la quale vivevano il match era magnifica!

 

GC: Sixways (ndt: lo stadio di Worcester) e i bambini: quanto sono belle le sensazioni allo stadio, dove le famiglie si godono del buon rugby? Pensi che portare i bambini allo stadio sia una cosa importante per la loro crescita e sviluppo?

LC: In ogni partita, ci sono tantissimi bambini al Sixways. E’ importante che i bambini e i ragazzi si divertano e apprezzino il rugby. Vedere i ragazzi e i bambini che si divertono durante i giochi organizzati per loro durante l’intervallo e che apprezzano tutte le cose divertenti che si possono fare allo stadio oltre ad assistere alle partite è una cosa bellissima. I bambini sono il futuro in qualsiasi sport e il rugby in questo non è diverso.

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