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Degli applausi e delle rivalità…

E’ tipico, direi quasi una moda, l’atteggiamento vagamente “snob” di molti appassionati e anche praticanti del rugby, pronti a distinguersi dai “baeonari” in quanto più sportivi, educati, positivi.  Quasi a ricalcare ormai un cliché che all’esterno è legge.

Così capita che abbiano, ai nostri occhi, la stessa valenza, anche se diametralmente opposti, due eventi accaduti in tribuna, uno a Treviso e uno a Rovigo (guarda un po’… in Veneto…, che sia un caso?).  Di che eventi parlo?  Dunque, descriviamoli:

Venerdì 20 settembre, stadio Monigo.  I Leoni di Franco Smith hanno appena meritatamente trionfato sul Munster, con un secondo tempo emozionante e che riempie di orgoglio i sostenitori in tribuna.  Tanti sorrisi e festeggiamenti, ma a un certo punto lo speaker dà un annuncio: a Cardiff, le Zebre del duo Casellato/Cavinato hanno ottenuto la loro prima storica vittoria.  E parte un applauso che rende omaggio a un risultato maturato da un’altra squadra.

Sabato 21 settembre, stadio Battaglini.  I Bersaglieri, ampiamente rispettando i pronostici e con una prestazione quasi perfetta, hanno dominato e abbattuto le Fiamme Oro.  Anche qui  tanti sorrisi e festeggiamenti, ma a un certo punto lo speaker dà un annuncio: a Prato, il Petrarca ha perso 22 a 11 contro i Cavalieri.  E parte un boato, l’esultanza per la sconfitta dei “non-cugini” esplode.

Qual è la differenza fra i due episodi? Semplice, non c’è nessuna differenza.  Sono entrambe anime dello stesso movimento, il cui dizionario presenta alla lettera R le parole “rispetto” e “rivalità”, alla lettera P “passione” e “pressione”, alla lettera A “amici” e “avversari”, alla lettera B “birra” e “botte”.  I contrasti (si noti bene, non le “contraddizioni”) sono tanti e non fanno altro che arricchire la cultura del rugby.

Così, i due accadimenti appaiono contrastanti, ma esprimono allo stesso livello due ricchezze del movimento.

Ma secondo voi, quale delle due notizie è finita sulla Gazzetta dello Sport?  L’applauso di Monigo ovviamente, perché è un gesto che sconvolge chi segue l’altro sport, un atto di “sportività gratuita”, rispetto ed onore che è poi uno di quelli che fanno parte dello schema classico di concezione dell’appassionato di rugby, quello che secondo l’esterno passa il tempo a festeggiare e a fare il terzo tempo insieme all’avversario, perché siamo tutti amici, tutti insieme appassionatamente.  Nulla di strano, quindi, se la gente trova sconvolgente un applauso in tribuna ad una squadra di un’altra città.

Io non lo trovo sconvolgente, anche se mi piace molto che sia successo.

Ma non trovo sconvolgente nemmeno l’esultanza dei tifosi rossoblu per la sconfitta del Petrarca.  Chi non l’avrebbe fatto?

Lasciamo pure che gli altri pensino che il mondo ovale è fatto solo di correttezza, gentlemen e allegre sbevazzate fra avversari/amici.  E godiamoci queste espressioni di “passione” e di sport che, se proprio vogliamo analizzare, alla fine sono espressioni di un modo di distinguersi del rugby veneto, che tanto ha da insegnare agli altri in materia di competenza, di rispetto ma anche di passione, competizione e genuina rivalità tra piazze storiche.

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